mercoledì 3 gennaio 2018

Piccolo Museo della Prima Guerra Mondiale fotografie,illustrazioni e oggetti.

Sala tre
La guerra illustrata

Gli anni che precedettero la Prima Guerra Mondiale furono caratterizzati da un intenso sperimentalismo nel campo delle arti visive. Lo sconvolgimento nelle coscienze prodotto dalla guerra accentuò il movimento delle avanguardie artistiche, ma nella rappresentazione pittorica e illustrata sulle riviste e gli organi di informazione compresi tra il 1914 e il 1918, non troviamo nulla di tutto questo. Anzi, le necessità della propaganda accentuarono lo stile accademico  con cui venne proposta una guerra ben diversa da quelle che l'avevano preceduta e il punto di riferimento rimase lo stile dell'epica  napoleonica. Mentre la fotografia si imponeva come il media più diretto per rappresentare la condizione dei soldati al fronte, gli illustratori offrivano un'immagine eroica dei combattimenti che non era riconosciuta dai soldati. Nelle quattro immagini della terza sala di questo piccolo museo immaginario, alcuni esempi sula funzione dell'illustrazione pittorica durante la guerra: 1°-mostrare ciò che la fotografia non riesce ancora a cogliere, ad esempio la dinamicità del combattimento con i soldati della propria nazione sempre all'offensiva; 2°-mostrare gli effetti apocalittici del bombardamento notturno; 3°- raccontare le imprese aviatorie; 4°-illustrare e pubblicizzare prodotti industriali e di consumo che la guerra mette a disposizione dei combattenti. E' bene precisare che la fotografia nel corso di questa guerra industriale e avvertita come interminabile, riuscirà a raccontare la dinamicità delle offensive, il combattimento notturno e i duelli aerei.   

Combattimento con soldati tedeschi in un bosco distrutto dai bombardamenti. Dalla rivista tedesca Illustrierte Oefchichte des Weltkrieges, 1916.


Visione notturna di un bombardamento sulla linea del fronte. Dalla rivista francese Panorama de la guerre, 1915.

Gabriele D'Annunzio dall'aeroplano lancia manifestini patriottici su Trieste nel 1915. Dalla rivista italiana La Domenica del Corriere, 1915.


Pubblicità della penna stilografica Parker trasformata in una mitragliatrice. Dalla rivista L'Illustrazione italiana. 

lunedì 1 gennaio 2018

Piccolo Museo della Prima Guerra Mondiale fotografie,illustrazioni e oggetti

Sala due
                                       

La guerra fotografata
Durante la Prima Guerra Mondiale le fotografie debbono rispondere ad alcuni obbiettivi: 1°-pubblicizzare le vittorie e oscurare (o mitigare) le sconfitte; 2°-dare un'immagine quanto più esatta del territorio in cui si combatte; 3°-tramandare il ricordo personale di un'esperienza ritenuta unica e irripetibile; 4°-fornire il materiale visivo affinché la gente possa tornare sui luoghi dei combattimenti dove i propri cari sono caduti o hanno vissuto da combattenti. In questo senso, soprattutto per quel che riguarda il punto uno e due, gioca un ruolo importantissimo la censura militare istituita da tutte le nazioni in lotta. Oggi si sta molto rivalutando la fotografia eseguita per il proprio ricordo personale da ufficiali, sottufficiali e soldati. Essa è ritenuta molto più libera e in grado di mostrare ciò che sfugge alle maglie della censura.

Fotografia con corpi di soldati tedeschi uccisi dall'esplosione di una mina sulla collina di Vauquois nel 1915. Da La Guerre-Documents de la Section Photographique de l'Armée-Ministere del la Guerre-volume primo-Ed. Librairie Armand Colin.
[Sono pochissime le fotografie e le riprese cinematografiche eseguite nel corso di veri combattimenti. La tecnologia dell'epoca non lo permette e gli Stati Maggiori di tutti gli eserciti considerano i fotografi in prima linea non solo un intralcio, ma anche un pericolo per la difficoltà di controllare le immagini realizzate e la loro successiva diffusione. La fotografia eseguita sulla collina di Vauquois (presso Verdun) con brandelli di esseri umani fatti a pezzi, risponde all'esigenza di mostrare i corpi dei nemici uccisi ben sapendo che la guerra si è immobilizzata in un assedio reciproco su fronti che corrono per migliaia di chilometri.]

Fotografia panoramica della zona del Pasubio eseguita nel 1916 e tratta dal libro commemorativo del Battaglione Aosta, IV Regg. Alpini.
[Nei primi cinquant'anni di storia della fotografia era molto diffusa la realizzazione di fotografie panoramiche. Davano  una visione del paesaggio molto vasta e in grado di far conoscere gli aspetti insoliti e anche sconosciuti di territori e città. L'impiego della fotografia panoramica da parte delle sezioni fotografiche dei moderni eserciti era frequente anche prima dello scoppio della guerra e divenne, con il passare del tempo e con la guerra di posizione, il modo per scoprire dov'erano le posizioni nemiche e quindi organizzare le offensive.]

Fotografia stereoscopica con tre ufficiali, tra cui (è scritto sul retro) il Comandante Mongiardini, eseguita forse nel 1916. Da un gruppo di stereoscopie realizzate durante la Prima Guerra Mondiale da un ufficiale italiano probabilmente di Torino.
[L'esperienza della vita militare con l'avvento della fotografia si arricchì di immagini che ricordavano i volti dei compagni d'arme e servivano per mantenere un legame con la giovinezza che altrimenti si sarebbe dissolto con il passare del tempo. L'anonimo ufficiale italiano realizzò una sere di fotografie stereoscopiche durante la sua esperienza di guerra e nel corso degli anni successivi, osservando volti, luoghi e situazioni,  avrebbe rivissuto momenti considerati irripetibili. Queste fotografie possono essere considerate oggi quasi un monumento alla memoria.]

Piccola fotografia contenuta in un album con un gruppo di soldati tedeschi in una trincea di seconda o terza linea. Data e origine imprecisata.
[In questa fotografia possiamo distinguere l'ombra del fotografo, certamente un altro militare di cui ignoriamo il volto, ma che realizzava ricordi.]

Cimitero americano di Romagne. Fotografia tratta da una guida Michelin contenente itinerari sui campi di battaglia di Verdun, delle Argonne e di Metz. Anno di pubblicazione, 1928.

[Oggi il grande cimitero americano di Romagne si presenta, tranne alcune variazioni, come lo vediamo in questa fotografia pubblicata dieci anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Negli anni che seguirono al 1918 venne organizzato un vero e proprio turismo di guerra a cui le guide fornirono il supporto fotografico e di itinerari. Per la verità questo tipo di turismo esisteva già prima che la guerra finisse e chi poteva andava a vedere i luoghi dove erano caduti i propri famigliari con la speranza anche di trovarne qualche traccia (oggetti personali, portafogli, brandelli di divise, anelli) e capire come erano morti e dove. I cimiteri militari ebbero anche un'altra funzione, quella di celebrare il culto della nazione e restano oggi una grande testimonianza visiva del sacrificio di un'intera generazione.]

sabato 30 dicembre 2017

Piccolo Museo della Prima Guerra Mondiale fotografie,illustrazioni e oggetti


Presentazione
Ciò che vedrete visitando le sale immaginarie di questo piccolo museo raccontano alcuni aspetti di quella che oggi ancora viene definita "la Grande Guerra". Lo faremo con immagini, oggetti e testi tratti da documenti diversi; la nostra intenzione è  restituire il clima di quell'epoca in cui si comprese che la guerra aveva cambiato la sua natura. La comprensione di questo fatto non avvenne subito: ci vollero quasi cinque anni di massacri perché si definissero gli aspetti della guerra che si stava combattendo e quelli delle guerre future. Cercheremo di condurre gli spettatori potenziali di questo museo immaginario attraverso un percorso che chiarisca ciò che scrisse Sigmund Freud, animato da fervente spirito patriottico nell'estate del 1914, disilluso e disincantato osservatore degli eventi nel 1915: "Ci sembra che mai un fatto storico abbia distrutto in tal misura il prezioso patrimonio comune dell'umanità, seminato confusione in tante limpide coscienze, degradato così radicalmente tutto ciò che è elevato. Anche la scienza ha perduto la sua serena imparzialità, i suoi servitori , esacerbati nel profondo, cercano di trar da essa armi per contribuire alla lotta contro il nemico. L'antropologo è indotto a dimostrare che l'avversario è un essere inferiore e degenerato; lo psichiatra a diagnosticare in lui perturbazioni spirituali e psichiche." (da Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, 1915)
                                      

Sala Uno
L'attesa della catastrofe

Donna che guarda il mare, lastra di vetro all'argento realizzata verso il 1913.
[Questa fotografia evoca l'idea della vacanza e della tranquillità in una sera d'estate su una spiaggia della costa atlantica francese. Il sole tramonta e la gente comune è indotta a pensare che la tranquillità del domani è un fatto certo e garantito dal progresso.]

Lady Astor, una delle donne sopravvissute al naufragio del Titanic, copertina della rivista Le Miroir, N° 5 del 28 aprile 1912.
[Madeline Force, coniugata con il colonnello John Jacob Astor era una delle esponenti dell'alta società americana che si salvò quando, nella notte del 14 aprile 1912, il transatlantico Titanic venne speronato da un iceberg e si inabissò nelle gelide acque dell'Atlantico settentrionale. La fine del Titanic, considerata la macchina più potente mai costruita dall'ingegneria navale e distrutta da un elemento naturale, viene oggi considerata come uno dei segni della sfiducia nell'idea di progresso continuo e indisturbato che aveva accompagnato gli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale.]

Giovane contadino della Ciociaria, Italia. Da un album Souvenir Kodak appartenuto a sconosciuti turisti francesi in Italia, 1909.
[L'Europa degli anni che precedettero la Prima Guerra Mondiale era una regione della Terra molto diversa da quella che è oggi. Il mondo rurale era assai esteso, le condizioni dei contadini variavano da nazione a nazione ed esistevano grandi sacche di povertà. Fu il mondo contadino, rappresentato da questo giovane uomo fotografato in un giorno di mercato della cittadina di Sora, a pagare un alto prezzo di sangue tra il 1914 e il 1918.]

Gente di cinema, fotografia al bromuro d'argento, eseguita verso il 1910.

[Cavalletto e macchina da presa identificano questi tre personaggi come esponenti di un nuovo mestiere e di una nuova arte: il cinematografo. La storia del cinema inizia nel 1895 con la ripresa dell'uscita degli operai dalla fabbrica Lumiere a Lione. Da questo primo e breve film il cinematografo s'impose nel tempo, insieme alla fotografia, come il modo più diretto per raccontare gli eventi e la Prima Guerra Mondiale fu un banco di prova molto importante.]

mercoledì 27 settembre 2017

Il ricordo della Grande Guerra sul Fronte Occidentale Il Memoriale di Fleury-devant-Douaumont presso Verdun


Memorial di Fleury-devant-Douaumont. Soldatini. Fotografia di S. Viaggio
A Fleury-devant-Douaumont, nei pressi di Verdun, per ricordare la battaglia che durò quasi un anno, 21 febbraio 1916-19 dicembre 1916, è stato istituito un grande museo che consente ai visitatori, migliaia ogni anno, di capire cosa sia stato questo scontro epocale che diede origine alla definizione di "guerra dei materiali": il primo esempio di ciò che oggi definiamo come guerra moderna. Le macchine e gli esplosivi prevalgono sugli uomini i quali si trovano schiacciati sotto un rullo compressore. Gli uomini, dall'una e dall'altra parte, sono solo fuscelli nel mezzo di un grande incendio. Il altri post e filmati documentari, su questo blog abbiamo ricordato le diverse fasi della Battaglia di Verdun; vogliamo ora mostrare alcune fotografie, dieci in tutto, in cui, da visitatori, ci è sembrato di decifrare il messaggio che il museo vuole inviare e che potrebbe sintetizzarsi in una breve frase: nel girone infernale si dibatte l'essere umano. Attorno ad ogni oggetto esposto, ad ogni ricostruzione simbolica, immaginate il fuoco e il fumo, i cadaveri insepolti e le urla disperate. I soldatini della prima immagine sono coloro che ogni giorno salivano in prima linea sapendo di morire. Il piccione è l'estremo tentativo di inviare un ultimo messaggio dall'interno del forte di Vaux assediato. L'album da disegno con i commilitoni appena abbozzati e gli elmetti sono il segno di una grande solidarietà nata fra i soldati che combattevano. La pistola lanciarazzi è il simbolo del tentativo di dire a chi manovrava le artiglierie di allungare il tiro per non essere uccisi dal "fuoco amico". Gli arti di legno e il soldato di cui resta solo l'elmetto mentre il corpo si dissolve in un immagine è il ricordo di un massacro inutile che non risolse le sorti della guerra.

Il piccione viaggiatore del Fort de Vaux. Fotografia di S. Viaggio

Appunti per la memoria su un album da disegno. Fotografia di S. Viaggio

Elmetti di soldati germanici. Fotografia di S. Viaggio

Pistola lanciarazzi, Fotografia di S.Viaggio

Osservare il nemico. Fotografia di S. Viaggio

Granate, l'arma del soldato. Fotografia di S. Viaggio

Bastoni di guerra intagliati. Fotografia di S. Viaggio

Arti per un dopoguerra difficile. Fotografia di S. Viaggio

Centenario. Fotografia di S. Viaggio



martedì 15 agosto 2017

Il ricordo della Grande Guerra sul Fronte Occidentale oggi. Prima parte

Museo di Bullecourt, Pas de Calais.  Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Le  fotografie che presentiamo sono state eseguite percorrendo il Fronte Occidentale e visitando diversi musei della memoria.
L'immagine della Grande Guerra che viene tramandata è fatta di fotografie, di reperti e cimeli, di vecchie armi e cimiteri di guerra. Il visitatore può in questo modo avere solo una lontana idea di ciò che fu quel dramma vissuto da milioni di uomini. Per cercare di colmare questa distanza e vuoto, forse è possibile immaginare che dietro una maschera antigas, una bottiglia di vetro, un pezzo di filo spinato, un elmetto o un vecchio carro armato c'era un uomo che soffriva e moriva guardando la trincea avversaria, mentre il tempo scorreva lento e inesorabile.
Arras  "Du fer et d'acier" esposizione temporanea, 2015. Fotografia di Stefano Viaggio.
Arras  "Du fer et d'acier" esposizione temporanea, 2015. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Arras  "Du fer et d'acier" esposizione temporanea, 2015. Fotografia di Stefano Viaggio.
Arras  "Du fer et d'acier" esposizione temporanea, 2015. Fotografia di Stefano Viaggio.
Historial de la Grande Guerre de Peronne,
calco del volto di uno sfigurato della guerra.
Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Historial de la Grande Guerre de Peronne,
album proveniente da un ospedale militare con sfigurati. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Historial de la Grande Guerre de Peronne. Fotografia di Stefano Viaggio, 2015
Museo di Bullecourt. Pas de Calais. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Pozieres, Somme. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Pozieres, Somme. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Reims, Fort de la Pompelle. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Reims, Fort de la Pompelle. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Reims, Fort de la Pompelle. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Reims, Fort de la Pompelle. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Reims, Fort de la Pompelle. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Museo di Suchez. Fotografia di Stefano Viaggio
Museo di Suchez. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Museo di Suchez. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Museo di Suchez. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015
Museo di Suchez.  Wilfred Owen. Fotografia di Stefano Viaggio. 2015

giovedì 6 luglio 2017

Il paesaggio lunare 1917-1918 la devastazione vista dal cielo


La Prima Guerra Mondiale fu un periodo della storia umana denso di numerose innovazioni in cui si sperimentarono nuove armi e strumenti di comunicazione visiva spinti ad una potenza mani vista nella storia. La fotografia divenne il modo di comunicare informazioni sull'andamento della guerra e il mezzo per chiamare alla resistenza i popoli delle nazioni impegnate nel conflitto. L'impiego dell'aeroplano nei combattimenti e la visione aerea del paesaggio di guerra furono una delle innovazioni che modificarono sensibilmente la percezione di un conflitto che sembrava non finire mai. Tra il 1917 e il 1918 la rivista francese Le Miroir pubblicò numerose fotografie del Fronte Occidentale eseguite anche a notevole altezza per l'epoca, in cui si mostrava un paesaggio desertificato dai bombardamenti delle artiglierie con villaggi completamente rasi al suolo e campi un tempo pieni vita, ora disseminati di crateri. Il 30 settembre 1917, sul numero 201 di Le Miroir appariva una sequenza fotografica in cui si mostravano le fasi della completa distruzione di un villaggio.
Le Miroir, N° 201, 30 settembre 1917


Così la didascalia commentava le tre fotografie
"Le tre istantanee che pubblichiamo provano in modo impressionante il perfetto legame che esiste tra l'artiglieria e l'aviazione. Ecco il piccolo villaggio di Ginchy, situato nei pressi di Peronne, come appariva agli occhi dei nostri osservatori all'inizio di luglio 1916, quando il bombardamento stava per iniziare. Poi alla fine di luglio l'aspetto del villaggio sul quale tiravano i nostri cannoni da settimane. Infine in agosto, quando la preparazione delle artiglierie è terminata.
Come possiamo vedere nella terza fotografia in basso, al posto del villaggio c'è un deserto in cui si notano solo lievi tracce della struttura urbana: la via centrale che è ormai diventata solo un segno nel terreno, i perimetri di alcuni edifici polverizzati.
Perché un giornale francese mostrava fotografie che dimostravano in modo inequivocabile la desertificazione del territorio ad opera degli stessi francesi che intendevano riconquistare loro terra? Il motivo principale è che bisognava convincere la gente del fatto che, nonostante gli insuccessi, le offensive avevano avuto successo. L'11 novembre, sempre del 1917, sul numero 207 di Le Miroir, compariva un'immagine dal cielo del territorio dello Chemin des Dames su cui si era infranta l'offensiva diretta dal generale Nivelle: avrebbe dovuto sfondare il fronte, ma era costata migliaia di vite umane, aveva provocato un vasto ammutinamento nell'esercito francese e non aveva prodotto alcun risultato.
Le Miroir N° 207, 11 novembre 1917


Le Miroir a un anno esatto dalla fine della Grande Guerra, pubblicava una fotografia fortemente ritoccata in cui c'era la visione "a volo d'uccello" del campo di battaglia dello Chemin des Dames. Così la didascalia commentava l'immagine:
"Tra gli obbiettivi principali del nostro attacco a nord dell'Aisne c'era la conquista di Chavignon e del forte della Malmaison che formavano, con Allemant e Vaudesson, un vasto quadrilatero compreso nella linea delle alture dell'Aisne. Un vasto bastione da cui potevano essere colpite le alture dello Chamin des Dames. Questo bastione inoltre permetteva di osservare la montagna di Laon. Vediamo sul nostro documento, il settore destro di questo quadrilatero."
Da come vediamo in queste fotografie il terreno è pianeggiante e quando si parla di montagna di Laon, s'intende una collina. Un paesaggio del genere, privo di vere montagne, è assai facile fotografare dall'alto offrendo visioni d'insieme e verosimili che erano una novità per i lettori. Il 25 novembre, sul numero 209, comparivano due fotografie aeree dello Chemin des Dames. Questa volta realmente impressionanti.
Le Miroir, N° 209, 25 novembre 1917
  

Vediamo qui gli stessi luoghi confrontati a distanza di pochi giorni e l'effetto risulta molto forte. Il paesaggio è desertificato, i numerosi crateri lo rendono lunare e non c'è traccia di presenza umana. La distruzione della natura non era compiuta attraverso bombardamenti aerei, ma dalle artiglierie che furono la vera arma con cui si combatté la Prima Guerra Mondiale. Nelle due didascalie ovviamente si parla di vittoria con migliaia di prigionieri tedeschi e l'abbandono delle posizioni sotto un diluvio di fuoco senza precedenti. La fotografia aerea consentiva anche di mostrare i mezzi impiegati per l'avanzata sul territorio occupato dal nemico. Questa volta toccava ai carri armati: si notano, a ben osservare la fotografia pubblicata sul numero 213 del 25 dicembre 1917.
Le Miroir, N° 213, 25 dicembre 1917


I carri armati, quasi grossi insetti che avanzano su un terreno sconvolto, in quel momento si stavano appena sperimentando e le asperità del terreno rendevano molto difficile il loro impiego. Mostrarli però era un segnale di incoraggiamento rivolto ad un pubblico che non vedeva nuovi progressi in questa guerra sostanzialmente immobile.
L'impiego della fotografia aerea sul fronte italo-austriaco, assai diverso da quello occidentale, è messo in risalto dalla visione delle bombe che cadono e fotografate dagli aviatori italiani.
Le Miroir, N° 217, 20 gennaio 1918


Le quattro fotografie in sequenza mostrano la caduta delle bombe e le esplosioni a terra. Osservando bene le prime due fotografie si nota evidente l'effetto di ritocco. La rivista comunque rende omaggio ai progressi della fotografia: "Impressionare su una lastra sensibile l'immagine sorprendente dei proiettili lanciati in piena corsa aerea, ecco uno degli ultimi records della fotografia."
Ancora fotografie  di desertificazione, ma questa volta sul fronte belga, sulla strada che da Dixmude porta a Ypres e della "ferme du Portugal".
Le Miroir, N° 222, 24 febbraio 1918
    

Queste due immagini vengono pubblicate a distanza di tempo dalla conclusione della Terza Battaglia di Ypres, un altro sostanziale insuccesso per le truppe dell'Intesa e in cui i soldati britannici si erano impantanati in un mare di fango. Nella didascalia il paesaggio è descritto come invaso dall'acqua e i tanti crateri della seconda fotografia sembrano apparire dall'alto come tanti laghetti. Questo paesaggio non tornerà mai come prima. Sul numero del 5 maggio 1917, 232, una ripresa aerea delle armi che provocano lo sconvolgimento che stiamo osservando: le potenti artiglierie montate su rotaie. Potrebbero essere anche tedesche e i binari sono posati seguendo l'effetto di curvatura del tiro.
Le Miroir, N° 232, 5 maggio 1918


E infine l'immagine aerea di una città distrutta, si tratta di Montdidier.
Le Miroir, N° 247, 18 agosto


Siamo nelle fasi finali della Grande Guerra, l'ultima grande offensiva tedesca iniziata nella primavera del 1918, ha fallito il suo obbiettivo di vincere la guerra e ora le truppe germaniche iniziano a ritirarsi. Nella didascalia di questa fotografia leggiamo:
"Questa impressionante fotografia é stata eseguita a bordo di un aereo francese, alle 16 e 30, il 10 agosto 1918, qualche ora dopo l'entrata delle nostre truppe vittoriose in Montdidier."
Città piccole e grandi che erano sulla linea del Fronte Occidentale, villaggi e campi sono distrutti e oggi, a distanza di cento anni, ancora si possono vedere i segni di tanto sconvolgimento. Dire cosa prefigurano le immagini che abbiamo presentato è quasi scontato: la Seconda Guerra Mondiale e le guerre attuali mostrate dal cinema e dalla televisione. L'olocausto nucleare non era previsto quando furono pubblicate queste fotografie, ma diventava possibile. Era possibile vederlo dal cielo.